Søren Pihlmann: L’architettura come trasformazione
Per Søren Pihlmann l’architettura non nasce dalla necessità di costruire qualcosa di nuovo, ma dalla capacità di riconoscere il potenziale di ciò che già esiste. L’architetto danese ha fatto del riuso dei materiali e della trasformazione dell’esistente il centro del proprio metodo progettuale: prima di aggiungere, osservare; prima di demolire, capire; prima di sostituire, chiedersi se ciò che c’è possa assumere una nuova funzione.
Il suo approccio trova una delle espressioni più radicali in Thoravej 29, a Copenhagen, un ex edificio industriale trasformato in centro culturale. Qui Pihlmann ha trattato l’edificio come una vera e propria banca di materiali: elementi strutturali, facciate, pavimentazioni e componenti d’interni sono stati smontati, modificati e ricomposti. Il risultato è un progetto nel quale il 95% dei materiali esistenti è stato riutilizzato o riciclato.
Il suo metodo raggiunge una dimensione ancora più evidente nel Padiglione Danese alla Biennale di Architettura di Venezia 2025, curato da Pihlmann con Build of Site. Invece di realizzare una mostra temporanea, l’architetto ha trasformato il padiglione stesso in un cantiere aperto e laboratorio di sperimentazione. I materiali provenienti dal restauro – frammenti, scarti, pietra, legno, calcestruzzo, terra – diventano nuovi elementi architettonici: tavoli, rampe, sedute e superfici.


