Abitare la guerra:
ANNOZERO + ReL(V)ive – PoliMi
Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni – PoliMi
ANNO ZERO. Architetture per il ritorno / Striscia di Gaza
Di: Vitelli Guglielmo, Zarotti Francesco
Anno: 2024/25
Relatore: Roda Massimiliano
ReL(V)ive. Architetture per la permanenza degli sfollati ucraini a Leopoli
Di: Bongiorno Giulio, Raspadori Samuele, Valla Riccardo
Anno: 2024/25
Relatori: Ugolini Michele, Renucci Andrea
Abitare la guerra” mette in relazione due tesi magistrali che affrontano il tema della casa e dello sfollamento in due scenari profondamente differenti: Gaza e Leopoli. Anno Zero. Architetture per il ritorno si confronta con un territorio devastato dalla guerra e immagina una condizione abitativa capace di accompagnare il ritorno e la ricostruzione. ReL[V]ive. Architetture per la permanenza degli sfollati ucraini a Leopoli affronta invece una città che accoglie una popolazione sfollata per una durata incerta. Due territori, due tempi, il ritorno e la permanenza, che permettono di riflettere sul ruolo dell’architettura nel costruire condizioni di abitabilità quando il futuro non può essere ancora definito.
La guerra produce una crisi dell’abitare che va oltre la distruzione degli edifici. Perdere la casa significa interrompere una continuità fatta di luoghi, relazioni, abitudini e appartenenza; significa spostarsi, essere accolti altrove, vivere in condizioni provvisorie e confrontarsi con un futuro difficile da prevedere. In questo scenario l’architettura è chiamata a misurarsi con una contraddizione fondamentale: il tempo dell’emergenza non coincide necessariamente con il tempo della vita delle persone.
Abitare la guerra mette in relazione due tesi magistrali: Anno Zero. Architetture per il ritorno e ReL[V]ive. Architetture per la permanenza degli sfollati ucraini a Leopoli, che affrontano questa condizione a partire da due territori e due temporalità differenti.
A Gaza, Anno Zero guarda al momento successivo alla distruzione e alla necessità di costruire le condizioni per un possibile ritorno. La ricerca propone una fase intermedia tra emergenza e ricostruzione definitiva: un sistema di villaggi temporanei e autocostruiti, replicabili e adattabili, pensati per accompagnare il ritorno della popolazione e, contemporaneamente, ricostruire forme di comunità. La temporaneità diventa così uno strumento della ricostruzione.
A Leopoli, ReL[V]ive parte invece da una città relativamente integra, sottoposta alla pressione dello sfollamento interno. Qui il problema non è soltanto offrire un riparo, ma garantire una condizione abitativa dignitosa quando non è possibile stabilire quanto durerà l’attesa del ritorno. Il progetto propone quindi un passaggio dall’architettura dell’urgenza a un’architettura della durata, capace di integrare nuovi abitanti nella città esistente attraverso sistemi abitativi modulari e replicabili.
Il confronto tra le due ricerche mette in discussione la separazione netta tra temporaneo e permanente. In entrambi i casi, infatti, progettare significa costruire senza conoscere esattamente il futuro. Modularità, prefabbricazione e replicabilità diventano allora non soltanto tecniche costruttive, ma strumenti per un’architettura capace di adattarsi al cambiamento.
Da Gaza a Leopoli, dalla necessità di costruire per tornare a quella di costruire per poter restare, le due tesi riportano infine la riflessione dalla casa alla città: abitare non significa soltanto disporre di uno spazio privato, ma ricostruire relazioni, servizi, spazi collettivi e condizioni di appartenenza.


